Sei anni senza Neal.

Ancora oggi ascoltare la sua voce o il suono della sua chitarra dà sentimenti contrastanti: l’emozione e la tristezza si mescolano, mi sembra quasi non sia mai davvero andato via.

Neal aveva un dono raro: riusciva a trasformare la malinconia in bellezza, a rendere la fragilità qualcosa di prezioso.

Lo spiraglio che apriva dentro di sé e il modo in cui lasciava entrare, senza mai forzare, senza mai imporsi è qualcosa che è rimasto come la sensazione di pace che nelle sue canzoni che riuscivano ad essere un abbraccio silenzioso, una luce tenue nei giorni più difficili.

Neal non era solo un grande musicista, era anche una presenza gentile, di quelle che lasciano segni profondi senza fare rumore.

Sei anni dopo la sua scomparsa, resta la gratitudine per ciò che ci ha donato: dischi, parole, atmosfere che continuano a vivere e a confortare.

Non si colma il vuoto che ha lasciato, ma si custodisce il suo ricordo, e con esso la consapevolezza che certi spiriti non si spengono mai davvero.

Photo @Angela Izzo

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